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(Birmingham, 28 agosto 1833 – Londra, 17 giugno 1898)
Sir Edward Coley Burne-Jones (Birmingham, 28 agosto 1833 – Londra, 17 giugno 1898) fu una delle figure più influenti dell’arte europea della seconda metà del XIX secolo e il principale artefice della trasformazione del Preraffaellismo in una forma compiuta di estetismo e simbolismo. Pittore, illustratore, designer e collaboratore fondamentale del movimento Arts and Crafts, costruì un universo figurativo unico, popolato da eroi malinconici, principesse addormentate, cavalieri erranti e creature sospese tra sogno e realtà. Nessun altro artista britannico contribuì in modo così decisivo a creare quell’immaginario poetico e visionario che avrebbe influenzato profondamente la cultura fin de siècle in tutta Europa.
Se Rossetti fu il poeta del Preraffaellismo, Burne-Jones ne divenne il grande sognatore. Attraverso la sua opera, il movimento abbandonò progressivamente il realismo minuzioso degli anni Quaranta e Cinquanta per orientarsi verso una dimensione più lirica, spirituale e immaginativa. Le sue composizioni non cercano di descrivere il mondo reale, ma di evocare una realtà alternativa fatta di mito, memoria e desiderio. In questo senso Burne-Jones rappresenta uno dei più importanti precursori del Simbolismo europeo.
Nato a Birmingham nel 1833, proveniva da una famiglia della piccola borghesia. La morte della madre pochi giorni dopo la sua nascita segnò profondamente la sua esistenza e contribuì probabilmente a quella particolare sensibilità malinconica che caratterizza gran parte della sua produzione artistica. Fin dall’infanzia mostrò un forte interesse per la lettura e per il disegno, sviluppando una passione particolare per le leggende medievali, la storia antica e la letteratura romantica.
La sua formazione iniziale non era orientata verso l’arte. Nel 1853 entrò all’Exeter College di Oxford, con l’intenzione di intraprendere una carriera ecclesiastica. Fu proprio durante gli anni universitari che avvenne l’incontro destinato a cambiare radicalmente la sua vita: quello con William Morris.
Tra i due nacque immediatamente un’amicizia straordinaria, fondata su interessi comuni per la letteratura medievale, l’arte gotica e la cultura classica. Morris e Burne-Jones trascorrevano intere giornate discutendo di poesia, religione, architettura e storia. Entrambi furono profondamente influenzati dagli scritti di John Ruskin e dalla scoperta del mondo medievale, che consideravano portatore di valori spirituali e artistici superiori rispetto alla modernità industriale.
La svolta decisiva arrivò quando conobbero Dante Gabriel Rossetti. L’incontro ebbe un effetto quasi folgorante. Rossetti apparve ai due giovani come la dimostrazione vivente della possibilità di dedicare la propria esistenza interamente all’arte. Sotto la sua influenza, Burne-Jones abbandonò definitivamente il progetto di diventare sacerdote e decise di intraprendere la carriera artistica.
A differenza di molti colleghi, non ricevette una formazione accademica tradizionale. Fu essenzialmente un autodidatta. Questa condizione, che avrebbe potuto rappresentare un limite, si trasformò invece in una delle sue maggiori risorse. Libero dai condizionamenti dell’insegnamento ufficiale, sviluppò un linguaggio estremamente personale, costruito attraverso lo studio diretto dei grandi maestri del passato.
Fondamentali furono i viaggi in Italia compiuti tra gli anni Cinquanta e Sessanta. La scoperta di Botticelli, Mantegna, Piero della Francesca e soprattutto di Michelangelo esercitò un’influenza profonda sulla sua concezione della figura umana. Burne-Jones assimilò la monumentalità del Rinascimento italiano ma la reinterpretò attraverso una sensibilità moderna e profondamente poetica.
Le prime opere mostrano ancora una forte vicinanza al linguaggio di Rossetti. Tuttavia emergono già alcune caratteristiche destinate a diventare centrali nella sua produzione: la ricerca della bellezza ideale, l’interesse per il mito e la tendenza a costruire composizioni dominate da atmosfere sospese e atemporali.
Negli anni Sessanta iniziò a collaborare attivamente con Morris, Marshall, Faulkner & Co., l’impresa fondata da William Morris che sarebbe diventata il principale laboratorio creativo del movimento Arts and Crafts. Burne-Jones realizzò cartoni per vetrate, arazzi, mosaici, mobili e numerosi altri progetti decorativi.
Questa esperienza fu fondamentale perché consolidò la sua convinzione che le diverse arti dovessero collaborare tra loro all’interno di un’unica visione estetica. La separazione tra pittura, architettura e arti decorative appariva infatti artificiale. Tale concezione avrebbe influenzato profondamente la cultura europea di fine secolo.
Nel corso degli anni Settanta raggiunse la piena maturità artistica. È in questo periodo che nasce il linguaggio per il quale è oggi universalmente ricordato. Le sue composizioni si popolano di figure eleganti, allungate e malinconiche, immerse in paesaggi irreali e ambientazioni tratte dal mito, dalla letteratura medievale e dalle leggende classiche.
Una delle fonti più importanti della sua immaginazione fu il ciclo arturiano. Le storie di Re Artù, Lancillotto, Ginevra e della ricerca del Santo Graal offrivano all’artista un repertorio ideale di temi legati all’amore, al sacrificio, al destino e alla ricerca spirituale.
Opere come The Beguiling of Merlin, The Attainment, The Golden Stairs e numerose altre composizioni dedicate all’universo cavalleresco mostrano una straordinaria capacità di trasformare la narrazione in esperienza visiva. Gli episodi raccontati diventano spesso secondari rispetto all’atmosfera generale dell’opera.
Un altro nucleo fondamentale della sua produzione è costituito dalle grandi serie decorative. Tra queste occupa una posizione centrale il ciclo di Perseus, dedicato all’eroe della mitologia greca. Sebbene il progetto non sia mai stato completato integralmente, rappresenta uno dei più ambiziosi tentativi di creare una moderna epopea pittorica ispirata al mondo classico.
Ancora più importante è forse il ciclo di Briar Rose, ispirato alla fiaba della Bella Addormentata. In queste opere Burne-Jones raggiunge uno dei vertici assoluti della propria arte. Le figure immerse nel sonno sembrano sospese fuori dal tempo, trasformando la fiaba in una meditazione sulla memoria, sul desiderio e sull’attesa.
Uno degli aspetti più affascinanti della sua produzione è la concezione del tempo. Nelle opere di Burne-Jones la narrazione appare spesso congelata. I personaggi non agiscono realmente. Sembrano vivere in uno stato di immobilità contemplativa. Questa sospensione costituisce uno degli elementi che più influenzeranno il Simbolismo europeo.
A differenza dei Preraffaelliti delle origini, Burne-Jones non era interessato all’osservazione minuziosa della natura. La sua attenzione era rivolta alla costruzione di mondi interiori. La realtà viene filtrata attraverso il sogno, il mito e l’immaginazione. In questo senso la sua opera anticipa molte delle ricerche simboliste sviluppate successivamente da artisti come Fernand Khnopff, Jean Delville e Gustav Klimt.

Edward Burne-Jones, “The Perseus Series: The Doom Fulfilled”, 1888, Southampton City Art Gallery


Edward Burne-Jones, The golden Stair, Tate Britain Gallery